lunedì 15 dicembre 2008

Ciro sui Licei

Salve a tutti,
vedo con piacere che la discussione continua ad arricchirsi di contenuti ed ipotesi, impossibile riprenderli tutti.

Solo Licei o anche Strumento nelle Superiori.
Come sottolineava Mario, anch'io non sarei contrario al fatto che si studi uno strumento in tutte le superiori, ma considero questo altro e soprattutto faccio fatica ad impostare questo discorso nel momento in cui la riforma Gelmini elimina anche la Musica da tutti gli indirizzi di Scuola Superiore. Resta che sul piano teorico le due cose non sono in alternativa.

Quale modello per il Liceo Musicale.
Pietro dice che come CODIM stanno elaborando un impianto che consenta l'inserimento di varie discipline nell'ipotetico corso ad Indirizzo Musicale a cui pensa, quindi aspetto di poter vedere quell'impianto per capire in cosa differisce dal modello elaborato ai tempi della Moratti, per poter esprimere un giudizio.
Resta però che l'obiettivo non può essere quello di dover garantire il mantenimento dei livelli pre-riforma. Il tutto nasce dalla necessità di migliorare il sistema formativo. L'arricchimento della base culturale generale dell'area musicale ha anche questo dichiarato obiettivo ed io da anni affermo che non si tratta di un cambiamento di facciata ma di una profonda revisione imposta dalla necessità di migliorare, e di molto, i livelli in uscita. E' vero che il futuro prevede un ampliamento delle professioni musicali, ma è anche vero che quando l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano fa un bando per cercare un violinista, il posto non viene assegnato perchè nessuno dei candidati risulta idoneo. Quindi non possiamo certo ritenerci soddisfatti degli attuali livelli in uscita.

Quale reclutamento
Rossella faceva notare che pur essendo corretto sul piano teorico tenere fuori la questione, questa poi entra nelle discussione dalla finestra. Cerco quindi di chiarire il mio pensiero. Concordo che la questione sia fortemente intrecciata con il modello di riforma, ma dobbiamo essere chiari e distinguere le discussioni sull'opportunità per il sistema dalle convenienze dell'amministrazione scolastica così come quelle personali.
Se si tratta di evitare che banalmente si cerchi di riciclare eventuale personale in esubero nei Conservatori nei Licei, mi sono già espresso varie volte in proposito e ritengo tale possibilità un dramma. Non possiamo, per correttezza, negare che sarebbe altrettanto scorretto nascondere che il modello non deve neppure essere piegato alle nostre esigenze personali e quindi il mio giudizio non deve partire dalla valutazione della possibilità di poter accedere a quei posti per me.
La questione può essere anche affrontata congiuntamente, del resto se l'impianto è di fatto definito dovremmo essere a quel punto della discussione, ma partendo dal valutare quali dovrebbero essere le competenze ed i titoli di accesso per gli specifici insegnamenti previsti, al fine di garantire un elevato standard qualitativo di quelle discipline.
E' chiaro che invece se si pensa di rimettere in discussione l'impianto non ci si può chiedere chi deve insegnare non si sa cosa.

Mi spiace che Pietro abbia considerato la mia lettera "alquanto confusa". Mi sembra che dagli altri interventi, invece, sia emersa adesione o contrarietà ma non incomprensione.

Europa
Vorrei rassicurare Marco che non sto evitando la sua richiesta di confronto con l'Europa. Il fatto è che, per prima cosa, non ritengo di essere un esperto nel settore e quindi faccio fatica a mettermi nel ruolo di chi dovrebbe delucidare gli altri. Inoltre credo che si tratti di una questione di enorme rilevanza ma esterna a questa discussione in quanto l'esperienza delle SMIM nel nostro Paese ha portato all'inserimento dell'avviamento alla pratica strumentale nell'ambito della struttura scolastica mentre la maggior parte delle esperienze esistenti all'estero si pone sul piano di una rete di strutture (spesso di carattere comunae e/o regionale) che fungono da supporto al sistema formativo scolastico. Qualcosa di simile a quanto temuto da Pietro, cioè. E' però vero che un confronto con il sistema di formazione europeo risulta indispensabile visto che ormai a breve i titoli di studio dovranno avere termini e aspetti comuni.

A presto,
Ciro.

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