giovedì 26 giugno 2008

SAN CIRO PREGA PER NOI!

Salve a tutti,
ho seguito gli interventi che hanno fatto seguito all'allarme lanciato da Pietro in merito alle prospettive per la scuola pubblica derivanti dagli annunci del nuovo governo.
Credo che l'allarme sia più che giustificato ma non ritenendo questa la sede, vi evito le mie personali considerazioni su ciò.

Come categoria, invece, credo sia corretto interrogarsi sui possibili sviluppi della situazione e sulle possibili ripercussioni sul nostro settore derivanti da questa impostazione di politica scolastica.

La prima domanda quindi deve essere: "qual'è la politica scolastica che questo governo intende perseguire?"
Francamente, non per dare tempo, credo che ancora non sia chiara e che semplicemente la nuova Ministra non abbia una politica scolastica.
Finora abbiamo sentito una serie di slogan di carattere ovvio.
1. Ci sono da fare dei tagli
2. Bisogna premiare i migliori e punire i fannulloni
3. Bisogna reclutare il personale con meno vincoli di derivazione sindacalese.

Io non mi trovo per niente in linea con ciò, ma a livello di slogan devo ammettere che hanno vinto le elezioni con questo taglio e quindi è persino giusto che lo applichino.

Quando penso però ad una politica scolastica, il ministero mi deve dire quando propone un taglio di 100.000 posti di docenti, se ciò è il frutto della necessità di risparmio del Tesoro (è allora non è una scelta di politica scolastica) o se per esempio ottiene quel risparmio riducendo di 1 anno il percorso scolastico. Ricordiamoci che solo i nostri ragazzi in Europa arrivano alla maturità con 1 anno di ritardo.
1 anno di meno del percorso scolastico produrrebbe un taglio di personale enorme ed otterrebbe un notevole risparmio finanziario, ma costringerebbe a fare scelte di politica scolastica che pure la Moratti evitò con cura.

Tornando al nostro specifico, è chiaro che più saremo inseriti in una realtà di tagli più sarà difficile proporre un modello che prevede un'espansione di cattedre, ma è pur vero che anche quest'anno ne abbiamo ottenute molte (anche se le scelte del nuovo governo peseranno dal prossimo anno) e che comunque nei 5 anni della Moratti, che pure aveva introdotto una riforma che ha rischiato o tentato di cancellarci, riuscimmo a fare altrettanto.

Credo, quind, che dovremmo riuscire a mantenere la nostra attenzione anche su un altro piano. La partita si giocherà si sui tagli, ma ancor più sulle scelte riguardanti il riassetto degli studi musicali. Ci sono preoccupanti segnali che confermano la volontà del mondo accademico, o meglio di una parte di esso, di ripristinare sotto nuove spoglie il vecchio modello della formazione con i Conservatori che gestiscono direttamente o indirettamente tutto il percorso.
Questa è secondo me la sfida principale. Proseguirà o no il percorso avviato nel 1999 con la riconduzione ad ordinamento delle SMIM e con la Riforma dei Conservatori?
Partiranno i Licei Musicali previsti dalla norma vigente (ricordo che Fioroni ha solo sospeso per 1 anno la Riforma della Superiore della Moratti e che quindi teoricamente nel 2000 dovrebbero partire i Licei) o riprenderà la lotta intestina tra le diverse componenti del mondo musicale?

Il tutto in una preoccupante assenza delle forze sindacali.
E sia chiaro, non è una generica accusa. Non smetterò di riconoscere al Sindacato il suo ruolo, ma la domanda è la stessa. Ha il sindacato una sua proposta di politica scolastica realizzabile in questa fase e soprattutto nel nostro settore?
Ho l'impressione che, purtroppo e loro malgrado, le associazioni di categoria del mondo della musica e la personale volontà dei molti colleghi che da anni si danno da fare saranno chiamate ancora per molto a sopperire a tutte queste assenze.

A presto,
Ciro.

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